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Al Piccolo Palcoscenico di Modica una pièce che fa del teatro un messaggero di responsabilità

Il 27 gennaio del 1945, venivano abbattuti i cancelli di Auschwitz.

Le immagini che apparvero agli occhi dei soldati sovietici che liberarono il campo, sono impresse nella nostra memoria. Ad Auschwitz, come negli innumerevoli altri campi di concentramento e di sterminio creati dalla Germania nazista, erano stati commessi crimini d’incredibile efferatezza. Tali crimini non furono commessi solo contro il popolo ebraico, ma contro l’umanità tutta, segnando una sorta di punto di non ritorno nella Storia.

Dalla consapevolezza dei crimini di cui il nazismo si era macchiato nacque, nel 1948, la “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani”, promulgata dalle Nazioni Unite allo scopo di riconoscere a livello internazionale i diritti inalienabili di tutti gli uomini in ogni nazione.

La consapevolezza di ciò che era stato Auschwitz fu tra gli elementi fondamentali per la costruzione, identitaria prima ancora che giuridica, della futura Europa unita. Era indispensabile stabilire con esattezza ciò che l’Europa non sarebbe stata. Alle radici dell’impostazione ideale dell’attuale Unione Europea c’è il rispetto per la dignità umana e il rigetto per ciò che era accaduto, sia prima che durante la guerra, a causa di idee razziste e liberticide. Auschwitz è la negazione dei principi ispiratori dell’Europa coesa, economicamente, socialmente e culturalmente avanzata che conosciamo oggi.



L'istrionico attore ibleo si racconta a Catania sabato 17 e domenica 18

Un appuntamento divenuto ricorrente e ineludibile alla Sala Magma di Catania (via Adua n. 3) è quello con Alessandro Sparacino che ritorna anche quest’anno con uno spettacolo “particolare”, realizzato in collaborazione tra il Centro catanese e la CTI (Compagnia Teatrale Iblea) di Modica di cui l’artista è direttore. L’appuntamento è “particolare” perché Sparacino – che nella città etnea ha sempre raccolto apprezzamenti e successo (si ricordino, tra gli altri, “Il pianista” e “Gaber, per esempio”) – si mette “a nudo”, raccontandosi in prima persona, disegnando un brioso percorso che è umano e artistico ad un tempo; tracciando un itinerario esistenziale nel quale è davvero difficile sceverare l’una dall’altra componente.
Ne scaturisce, sì, un’apparente antologia di citazioni-confessioni, fatte tra sé e sé all’interno di un camerino, “luogo simbolo” di chi vive per il teatro, ma – al contempo – si avverte l’unità di un “monile” cui le citazioni si aggrappano come gemme. La sua presenza sulla scena, del resto e malgrado l’età anagrafica, non è fatto recente; così, fra gli autori frequentati ed “offerti” sono riconoscibili Shakespeare, Pirandello, Sofocle, Martoglio… In scena, dunque, solo un attore che è anche l’autore e regista della pièce.
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