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Abbiamo intervistato uno scultore che crea magiche opere usando le radici dell'ulivo

 

Enrico Panvini

Venanzio Panvini, classe 1930, è stato uno scultore di fama internazionale. È scomparso nel 2016, ma non senza lasciare un segno e un'eredità: il figlio, Enrico Panvini, ha ricevuto in dono la stessa passione del padre per l'arte, oltre che il talento. Ma oltre ad aver fatto tesoro degli insegnamenti del padre, ha creato uno stile tutto suo. È interessante vedere come l'amore per la scultura o per qualsiasi forma d'arte possa essere trasmessa alle generazioni future grazie al primo contenitore affettivo del bambino: la famiglia. Ed è affascinante sapere in quale modo, pur imparando da un mentore, un artista sceglie poi il suo percorso, il suo stile, trovando la sua voce interiore. Noi di "Sicilia Giornale" abbiamo voluto conoscere Enrico Panvini per tutte queste ragioni, e per conoscere la sua produzione artistica. Per questo lo abbiamo intervistato lo scorso 13 maggio nella sua casa di San Giovanni Di Galermo, quartiere storico sito nella periferia della città di Catania.

 

A Catania la nuova kermesse teatrale diretta da Liliana Biglio

 


Domenica 16 febbraio è andato in scena al Teatro Nuovo Sipario Blu, sito a Catania in via dei Salesiani, lo spettacolo "Otto donne e un mistero", per la regia dell'attrice e regista Liliana Biglio. È il secondo appuntamento della stagione Echi Teatrali dell'Associazione Proscenio. La prima è andata in scena alle 17.30, la replica alle 21.00.

In libreria "Mafia 2.021" di Josè Trovato


Il nostro Mario Antonio Pagaria ci parla dell'ultima fatica del cronista ennese, da decenni in prima fila nel raccontare il fenomeno mafioso fra cronaca nera e giudiziaria


Recensire un’opera è un atto che mi riesce sempre molto difficile, in particolare quando sono coinvolto emotivamente, poiché si tratta della fatica letteraria di un amico e per me Josè Trovato non è un amico, ma qualcosa di più, senza retorica di sorta, è un fratello. È un fratello perché spesso ci confidiamo,, ed è un fratello perché abbiamo una caratteristica in comune: “odiamo” la mafia. Desidero sfatare subito un luogo comune: Josè Trovato non è un “professionista dell’antimafia” e non ama essere definito “giornalista antimafia”. Ma allora come definirlo? 

Semplicemente una persona perbene come ce ne sono tante in questa nostra Sicilia; una persona perbene cui sta stretto il luogo comune della teoria dell’etichettamento, dello stigma di essere mafiosi, inflitto con molta “leggerezza” a tutti i siciliani. Josè è alla sua terza fatica letteraria, con il libro “Mafia 2.021” in vendita in tutte le librerie, le edicole e nelle librerie online. Il libro, che ho letto tutto d’un fiato, narra, con la dovizia dei particolari tipica di colui che ha fatto e fa il cronista di “giudiziaria” ormai da più di vent’anni, la cronaca dei recenti fatti di mafia che si sono verificati in provincia di Enna, non trascurando di agganciarli al passato, ovvero ai primi anni ‘90, quando la “cupola” mafiosa si riuniva in una masseria di una contrada ennese e decideva, fra le altre cose, di massacrare Falcone e Borsellino. E nella narrazione, Josè Trovato non ha peli sulla lingua, riprendendo e partendo, nella lettera al mafioso Raffaele Bevilacqua, dall’assunto di un grande martire di Cosa Nostra, ovvero Peppino Impastato, definendo la mafia “una montagna di merda”, frase alla quale volentieri mi associo e faccio mia in queste poche righe.

 

Si svolgerà nelle sale della biblioteca sita a Catania in via Naumachia 18a l'incontro pubblico con il giornalista specializzato in antimafia e antifascismo


Dialogheranno con l'autore:

  • Roman Henry Clarke, giornalista esperto di storia e politica internazionale, direttore di Sicilia Giornale

  • Adriana Laudani, presidente dell'Associazione Memoria e Futuro.


La presentazione si terrà domani, venerdì 22 ottobre alle ore 18 e 30, presso la Biblioteca Navarria Crifò (via Naumachia 18a, Catania).


Per partecipare all'evento è richiesto il green pass, capienza massima 30 persone.


 

Al giardino della Biblioteca Navarria Crifò l'incontro pubblico con lo sportivo che ha resistito al piombo degli attentati dopo aver fatto da scudo alla sorella


Sopravvivere all'orrore, e raccontare com'è la vita dopo.

Questo e molto altro farà Aristide Barraud, che ha 25 anni la sera del 13 novembre 2015 quando viene colpito durante gli attentati del Bataclan a Parigi, all'uscita del Le Petite Cambodge. Rimasto sul selciato e ritenuto morto, per Aristide sarà il duro inizio della sua nuova vita.

Allora rugbysta professionista in Italia, Aristide incontrerà i lettori a Catania il 13 settembre prossimo alle 19.30 nel giardino della Biblioteca Navarria Crifò, in via Naumachia 18, in occasione della presentazione dell'edizione italiana del suo acclamato libro "Ma non affondo", edita da Operaincerta.

Con lui, dialogherà il Direttore di Sicilia Giornale, Roman Henry Clarke.

L'ingresso è libero, limitato a 30 persone in possesso di green pass come da normativa vigente.

Viviana Giglia: l'arte di vivere [VIDEO]


Incantevole interlocutrice, vi proponiamo l'intervista all'educatrice e scrittrice licatese, attrice nel cast di "U scrusciu du mari"


Posso sostenere con serenità di essere un uomo ed un giornalista fortunato. Ho avuto l'opportunità di vivere esperienze appaganti ed arricchenti. In più, pur senza mai credere di aver "ormai visto tutto", non sono mancate e non mancano le sorprese.
Come quella di cui sto per dirvi.
Spesso mi sono chiesto come sarebbe stato (o come potrebbe essere, in parte degli esempi che sto per farvi) conoscere ed intervistare Django Reinhardt, Tony Iommi, Rick Allen.
Ebbene, conoscere ed intervistare Viviana Giglia è diverso, è più inatteso, è sorprendente, è piacevole. È bello.

Editoriale: "i disabili devono sparire"


Poca attenzione da parte della politica nei confronti delle fragilità sociali


Abbiamo appena veduto il film “The Father - Nulla è come sembra”, con la regia di Florian Zeller e la magistrale interpretazione di Anthony Hopkins. Ovviamente non facciamo alcuna recensione perché non siamo interessati. Il film parla di un genitore, affetto dal morbo di Alzheimer e della difficile scelta da parte della premurosa figlia che, dovendo trasferirsi da Londra a Parigi, si ritrova, costretta, suo malgrado, ad accompagnare l’anziano uomo in una casa di cura specializzata, dove gli viene dedicata assistenza h24, affidandolo ad un’operatrice. Ovviamente, nel film, la casa di accoglienza funziona bene e non abbiamo dubbio che in Inghilterra sia davvero così. Ma noi siamo italiani e viviamo nel profondo Sud e preferiamo non fare la comparazione perché sarebbe inutile. La riflessione e la conseguente domanda che ci poniamo è se in Italia e in Sicilia, esistano reali politiche di solidarietà o più tecnicamente un welfare. Ovviamente nel caso delle demenze in generale, quindi dell’Alzheimer, siamo a livelli di terzo mondo, se si eccettua qualche sporadica struttura privata e qualcheduna pubblica. Per non parlare di quella che chiamano “Assistenza domiciliare integrata”. Come sarebbe bello, almeno per le prime fasi delle malattie degenerative, se i familiari potessero gestire a casa, certamente con l’aiuto di medici, infermieri ed operatori sociosanitari, questi malati, non privandosi e non privandoli di qualche tenero abbraccio. Purtroppo, i nostri politici, siano essi di destra siano essi di sinistra, dimostrano, forse per incompetenza forse per superficialità, disinteresse verso la problematica. Insomma, in Sicilia, la residenzialità, così come l’assistenza domiciliare per questi malati è all’anno zero.


Torna al cinema per tre proiezioni estive il lungometraggio "Made in Licata": ecco le nostre impressioni


Sarà nuovamente proiettato, prima delle date autunnali, domani, 9 agosto 2021, al Fly Cinema di Licata "U scrusciu du mari", il film scritto e diretto da Salvo D'Addeo, che abbiamo visionato in occasione delle prime uscite dell'"opera prima" del noto musicista passato dietro la macchina da presa.

Alle 18.50, 20.30 e alle 22 il pubblico potrà assistere ad una storia avvincente, cui fanno da cornice ottime riprese che ben ritraggono e premiano il territorio.

Licata e i dintorni ne escono con la bellezza e la storia che ne segna da millenni l'identità ed i luoghi, mai sufficientemente apprezzati e valorizzati. La storia, che rimanda a sentimenti forti, è sì fortemente intrisa di sicilianità, ma invero assolutamente universale. Superfluo e fuorviante indicare un "genere": sono gli intrecci umani a portare avanti il plot, che non manca di nostalgia, audacia, generosità, bellezza, e non pochi "colpi di scena".

Una produzione indipendente, che fa dei propri limiti la propria virtù: essere assolutamente libera da condizionamenti e "supervisioni" che non fossero le idee del regista e l'entusiasmo di quanti vi hanno preso parte.


 Il chiacchiericcio sui social genera mostruosità: una riflessione del nostro Mario Antonio Pagaria


Sui  social, in questi giorni, si dibatte animatamente sugli incendi che stanno imperversando nell’isola e, in particolare, gli ennesi, qualcuno in maniera catastrofista, qualcuno più morigerato, stanno esprimendo la propria opinione. C’è chi parla di dolosità come valore, anzi sub valore assoluto, al punto di vedere fiammiferai dappertutto, c’è chi afferma che gli incendi avvengano per una sorta di ineluttabilità, forse dovuta al caldo torrido che, a loro dire, potrebbe favorire fenomeni di autocombustione. Crediamo che entrambe le anzidette campane abbiano ragione, così come non escludiamo che, vi sia, nell’ordire gli incendi, una regia. Potrebbe essere probabile che vi sia anche un coinvolgimento della criminalità organizzata, una lobby, che trarrebbe profitti dagli incendi e quindi sortirebbe beneficio da essi?


 Le celebrazioni in onore della Madre di Cristo si rivelano uno spunto per andare oltre la superstizione


Una festa della Madonna, anche quest’anno, celebrata all’insegna dell’emergenza virus. Una festa che si è svolta in maniera sobria, ma non senza, nello stesso tempo, la  dovuta solennità. L’obbligo di contenimento dell’afflusso dei fedeli all’interno del duomo non ha limitato, ugualmente, il numero di ennesi che. Educatamente e rispettando le regole, si sono recati a tributare il proprio omaggio alla Madonna della Visitazione. Gli ennesi sono stati anche invitati a contribuire ad una giornata della carità, durante la quale sono stati raccolti circa €1260, che sono stati equamente ripartiti alla missione nello Zambia di Cristina Fazzi, alla missione di Suor Lucia in Brasile ed al Seminario diocesano. Il maledetto virus non ha fermato, quindi, la fede, e centinaia di fedeli, come anzidetto, in  questi giorni si sono riversati nel duomo di Enna, per venerare Maria Santissima della Visitazione.

 


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