L’eclettico chitarrista jazz catanese incanta e intriga con un cd che è un percorso in sei brani

 


La popolarità di un artista non sempre ne denota le capacità, l'estro, la genialità. Anzi, come in una proporzione inversa, sovente è la popolarità un segnale negativo. Anni fa qualcuno scrisse “ci sono fiori che fioriscono al buio”: Vincenzo Di Vita è uno di questi. Una lunga carriera dedita all’inseguimento del suono desiderato, non del pubblico volubile e suscettibile di mode e condizionamento. Artista a 306°, Di Vita ha talento, abitudini, piccole superstizioni, idee geniali. E una grande sensibilità, proprio come i fiori.

Certo della sua strada lungo una carriera che vi abbiamo già raccontato su queste pagine, l’eclettico chitarrista jazz catanese alcuni mesi fa ha sorpreso con “Alone”, disco che non è il solito prodotto “di rito” di questo o quell’ensemble, bensì un percorso ragionato che accompagna, stimola, intriga, volendo anche turba e allieta al tempo stesso. Nessuna schiacciata d’occhio al facile marketing, ma semplicemente l’artista e il suo strumento. Ah, e il suo immancabile e insostituibile seggiolino, ritratto in copertina insieme alla fida archtop.

Il disco si apre con “Lady Bird” di Tadd Dameron, per poi proseguire con l’inedito d’Autore “Where Is”. Si prosegue con una incredibile “Estate”, di Bruno Martino, portata ad un livello, ad una dimensione inimmaginabile. Non manca Miles Davis con “All Blues”, per poi proseguire con uno dei cavalli di battaglia live di Di Vita: “Senza fine”, di Gino Paoli. Qui urge una precisazione: la registrazione, di febbraio 2025, precede, e di tanto, la recente scomparsa del cantautore e poeta genovese. Si chiude con una perla: “Black Orpheus”, di Luis Bonfa.

«Il jazz è una musica che si basa sull'improvvisazione, cioè sull'istinto, sul mettere e dare corpo, un corpo sonoro a dei sentimenti, a delle sensazioni, a delle emozioni – ci racconta Vincenzo Di Vita – un po' come quando uno dipinge su una tela completamente bianca e quindi disegna, mette lì con i colori le sue sensazioni, i suoi istinti. È uguale».



«Su questo principio – prosegue il chitarrista etneo – sul sul dare corpo sonoro alle mie alle mie sensazioni, ai miei sentimenti, alle mie emozioni è nato questo disco basato su cinque cover, cioè cinque miei modi di interpretare dei pezzi, e una mia composizione originale».

«Io spero – conclude l’artista – che le mie emozioni, le emozioni che ho vissuto mentre eseguivo i brani, siano condivise da chi ascolta o chi acquista il mio disco. Ne sarei felice: significa condividere un po' quello che ho dentro la mia anima con con me».

A questo punto, qualsiasi recensione discografica si conclude con i link alle piattaforme streaming da cui ascoltare l’album. Ma – ovviamente, viene da dire – con Vincenzo Di Vita non può e non deve andare così. Artista non antimodernista, ma attento ad un’esperienza completa e quanto più “di prossimità” possibile, d’accordo con l’etichetta Shelve, ha scelto di distribuire la sua opera discografica solo in forma fisica, in cd, che è possibile richiedere all’Autore contattandolo sui suoi profili social che trovate sotto, o, nella città di Catania, da Arti Sonanti (Piazza Ettore Majorana 38) e da Ellepi (Viale Vittorio Veneto 17).

Confidando che titolari di locations e organizzatori che siano realmente anticonformisti (e quindi assonanti nello spirito allo stesso Di Vita) sempre più numerosi ne richiedano la presenza in rassegne e serate, non possiamo che consigliare caldamente l’ascolto di “Alone”.

 

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Vincenzo Di Vita email: ediv1956@gmail.com

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