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L’eclettico chitarrista jazz catanese incanta e intriga con un cd che è un percorso in sei brani

 


La popolarità di un artista non sempre ne denota le capacità, l'estro, la genialità. Anzi, come in una proporzione inversa, sovente è la popolarità un segnale negativo. Anni fa qualcuno scrisse “ci sono fiori che fioriscono al buio”: Vincenzo Di Vita è uno di questi. Una lunga carriera dedita all’inseguimento del suono desiderato, non del pubblico volubile e suscettibile di mode e condizionamento. Artista a 306°, Di Vita ha talento, abitudini, piccole superstizioni, idee geniali. E una grande sensibilità, proprio come i fiori.

 

Abbiamo assistito alla prima dello spettacolo che verrà replicato da domenica 20 luglio

 


Divertire, e far pensare. È dalla sua fondazione l’obiettivo sociale e culturale dell’associazione culturale “Abbrazzamuni”, basata sull’esperienza teatrale ma soprattutto sull’amicizia che lega i fondatori.

Già a lungo impegnati insieme in varie compagnie, da qualche anno si sono “messi in proprio” producendo spettacoli originali non solo perché inediti, ma perché caratterizzati dalla freschezza di idee basate sulla più genuina tradizione.

Un teatro che parla in siciliano come in italiano, ma che soprattutto parla alla testa e al cuore degli spettatori.

Ultima fatica, sempre per l’instancabile penna di Elena Silvia Marino, è “Gli ideali nun ghinchiunu a panza”, che abbiamo avuto il piacere di gustarci alla prima assoluta, nel grande auditorium comunale “Nelson Mandela” a Misterbianco, lo scorso 10 maggio.
Una platea gremita ha assistito alle avventure di un vero e proprio happening umano ricco di colori e sfumature, imperniato sui difficili temi dell’etica nella ricerca di lavoro, e nella gestione della “cosa pubblica”. Ce n’è per tutti: ciarlatani vestiti da cartomanti, aziende che sfruttano e truffano, politici “diversamente onesti”, preti cattolici dalla morale cangiante come il vento, e c’è soprattutto la fatica di vivere.

  

Al Teatro del Canovaccio il testo tratto dal libro del poliedrico artista catanese

 


Andrà in scena a partire da domani, venerdì 10 maggio alle 21, "Corro nudo", monologo scritto, diretto ed interpretato da Tony Palazzo, sulle assi del Teatro del Canovaccio in via Gulli 12.

Con repliche sabato 11 maggio, sempre alle 21, e domenica 12 maggio alle 18, il testo è tratto dall'omonimo libro dello stesso Palazzo, uscito alcuni anni addietro con il sottotitolo "Memoir agrodolce d'un uomo fuori posto".

«Il monologo - ci ha raccontato l'autore - è un estratto che ho adattato per il teatro come se fosse un uomo, Luis, che sta scrivendo un libro raccontando e raccontandosi con passaggi temporali dal sapore cinematografico (flashback e tempo presente). È il dramma del male oscuro, la depressione, che cerco di raccontare comunque con anche momenti di ironia».


Alla Cavallotto Librerie – Ubik di Viale Ionio 32 a Catania la presentazione nazionale del primo lavoro discografico del nuovo ed innovativo ensemble costituito da Domenico Testaì (flauto) e Maurizio Burzillà (fisarmonica)

 


Sarà presentato in prima nazionale domenica 7 maggio a Catania “Incontro”, l’EP di esordio del Duo Improprium. Un nuovo ed innovativo ensemble per flauto e fisarmonica che ha dato alle stampe il cd uscito lo scorso 2 maggio per l'etichetta Dodicilune. Location della presentazione, la Cavallotto Librerie – Ubik di Viale Ionio 32. Con inizio alle 18, a dialogare con i due protagonisti, Domenico Testaì, flautista impegnato in numerose formazioni di grande prestigio e con collaborazioni di alto profilo, e Maurizio Burzillà, fisarmonicista di rimarcato talento e poliedricità molto apprezzato anche all’estero, sarà il giornalista e fotografo Roman Henry Clarke, Direttore di Sicilia Giornale.

 

Nella sala consultazione della biblioteca sita a Catania in via Naumachia 18/a l’incontro con l’autore Bakary Meïté, rugbysta francese che si è unito ai sanitari nella lotta contro il Covid-19

 


Avrà luogo lunedì 24 aprile 2023 alle ore 18.30 nella sala consultazione della Biblioteca Navarria Crifò (via Naumachia 18/a, Catania), la presentazione del libro “Gli stracci blu”, di Bakary Meïté. Rugbysta professionista che all’esplosione della pandemia di Covid-19 non è rimasto con le mani in mano, ed al lockdown domestico ha preferito unirsi ai sanitari nella lotta contro il virus, nelle inedite vesti di puliziere ospedaliero, per contrastare il contagio proprio dove c’era più rischio. Le sue riflessioni, le sue motivazioni saranno oggetto dell’incontro con l’autore, con il quale dialogherà il giornalista Roman Henry Clarke, direttore di Sicilia Giornale.

 

Allo Zō Centro culture contemporanee la band dal crescente successo internazionale, supportata da un solido live act

 

Sono passati gli anni dei titoloni sulla “Seattle d’Italia”, con approssimazione tale da aver avvilito tante dinamiche che avevano portato ad un respiro rock alle falde dell’Etna.



Ma, ferme restando vecchie glorie ed amarcord, nella città di Bellini l’elettricità continua a risuonare. E a molte realtà, spesso molto genuinamente DIY, se ne affiancano alcune che trovano risalto. Sono i Clustersun, in live nella propria città supportati dai non meno affascinanti concittadini Gigantik.

 

Dopo il rinvio dello show inizialmente previsto per il 10 febbraio, si inizia alle 21 di giovedì 16 febbraio da Zō Centro culture contemporanee (piazzale Rocco Chinnici 6 Catania) proprio con quest’ultimi: Gigantik è band formata da musicisti provenienti da gloriose esperienze passate. A seguire gli attesi Clustersun, band etnea con un forte respiro internazionale. A completare la serata i dj set di Pul-InfeXion e Rumori Sound System.

 

 

Una chiacchierata con il musicista siciliano maestro della sei corde elettrica

Eclettico, ma non di un eclettismo non fine a se stesso. Vincenzo Di Vita è un artista originale, dal curriculum sostanzioso e concreto. Non ama l’apparenza, ma il suono. Che nasce da una solida formazione, nata nell’ambito della musica classica, ma che evolve nell’espressione libera, nell’improvvisare, nel riarrangiare: questo è jazz, questo è Di Vita.


Tanto studio, tanta pratica, e una prima domanda: da dove partono i suoi studi di chitarra jazz?
«Ho inziato “tardi”, a 28 anni. Era quello il mio momento. Sono partito dai seminari estivi a Siena, superando i corsi di primo e secondo livello – ci racconta – proseguendo con Tommaso Lama, di cui sono stato allievo, e ancora seminari, ad esempio con Joe Diorio, e ancora con studi di armonia moderna e jazz applicati alla chitarra».

Di Vita ha uno “storico” live in diverse formazioni jazz e cameristiche di musica classica.
«Ero un camerista, suonavo in varie formazioni – ci dice – ad esempio un trio di chitarre classiche per il quale arrangiai anche il celebre “Bolero” di Ravel».
Ma poi arriva lui, il jazz. «La musica classica non mi bastava – prosegue – i suoi schemi per me non erano rassicuranti punti di riferimento, bensì limiti. Volevo esprimermi liberamente, non volevo essere inquadrato. Volevo il jazz».

 

Si svolgerà nelle sale della biblioteca sita a Catania in via Naumachia 18a l'incontro pubblico con il giornalista specializzato in antimafia e antifascismo


Dialogheranno con l'autore:

  • Roman Henry Clarke, giornalista esperto di storia e politica internazionale, direttore di Sicilia Giornale

  • Adriana Laudani, presidente dell'Associazione Memoria e Futuro.


La presentazione si terrà domani, venerdì 22 ottobre alle ore 18 e 30, presso la Biblioteca Navarria Crifò (via Naumachia 18a, Catania).


Per partecipare all'evento è richiesto il green pass, capienza massima 30 persone.


 

Al giardino della Biblioteca Navarria Crifò l'incontro pubblico con lo sportivo che ha resistito al piombo degli attentati dopo aver fatto da scudo alla sorella


Sopravvivere all'orrore, e raccontare com'è la vita dopo.

Questo e molto altro farà Aristide Barraud, che ha 25 anni la sera del 13 novembre 2015 quando viene colpito durante gli attentati del Bataclan a Parigi, all'uscita del Le Petite Cambodge. Rimasto sul selciato e ritenuto morto, per Aristide sarà il duro inizio della sua nuova vita.

Allora rugbysta professionista in Italia, Aristide incontrerà i lettori a Catania il 13 settembre prossimo alle 19.30 nel giardino della Biblioteca Navarria Crifò, in via Naumachia 18, in occasione della presentazione dell'edizione italiana del suo acclamato libro "Ma non affondo", edita da Operaincerta.

Con lui, dialogherà il Direttore di Sicilia Giornale, Roman Henry Clarke.

L'ingresso è libero, limitato a 30 persone in possesso di green pass come da normativa vigente.

Viviana Giglia: l'arte di vivere [VIDEO]


Incantevole interlocutrice, vi proponiamo l'intervista all'educatrice e scrittrice licatese, attrice nel cast di "U scrusciu du mari"


Posso sostenere con serenità di essere un uomo ed un giornalista fortunato. Ho avuto l'opportunità di vivere esperienze appaganti ed arricchenti. In più, pur senza mai credere di aver "ormai visto tutto", non sono mancate e non mancano le sorprese.
Come quella di cui sto per dirvi.
Spesso mi sono chiesto come sarebbe stato (o come potrebbe essere, in parte degli esempi che sto per farvi) conoscere ed intervistare Django Reinhardt, Tony Iommi, Rick Allen.
Ebbene, conoscere ed intervistare Viviana Giglia è diverso, è più inatteso, è sorprendente, è piacevole. È bello.


Torna al cinema per tre proiezioni estive il lungometraggio "Made in Licata": ecco le nostre impressioni


Sarà nuovamente proiettato, prima delle date autunnali, domani, 9 agosto 2021, al Fly Cinema di Licata "U scrusciu du mari", il film scritto e diretto da Salvo D'Addeo, che abbiamo visionato in occasione delle prime uscite dell'"opera prima" del noto musicista passato dietro la macchina da presa.

Alle 18.50, 20.30 e alle 22 il pubblico potrà assistere ad una storia avvincente, cui fanno da cornice ottime riprese che ben ritraggono e premiano il territorio.

Licata e i dintorni ne escono con la bellezza e la storia che ne segna da millenni l'identità ed i luoghi, mai sufficientemente apprezzati e valorizzati. La storia, che rimanda a sentimenti forti, è sì fortemente intrisa di sicilianità, ma invero assolutamente universale. Superfluo e fuorviante indicare un "genere": sono gli intrecci umani a portare avanti il plot, che non manca di nostalgia, audacia, generosità, bellezza, e non pochi "colpi di scena".

Una produzione indipendente, che fa dei propri limiti la propria virtù: essere assolutamente libera da condizionamenti e "supervisioni" che non fossero le idee del regista e l'entusiasmo di quanti vi hanno preso parte.

È scomparso Ezio Vittorio


 Un malore improvviso si è portato via la bandiera e coach dell'Amatori Catania Rugby


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Delle notizie, questa è una di quelle che non avremmo pensato di dare.

Ieri sera è giunta, assurda ed improvvisa: Ezio Vittorio non c'è più.

Per una dozzina d'anni bandiera dell'Amatori Catania Rugby in serie A, ne era successivamente diventato l'allenatore. L'allenatore dei successi, della rinuncia alla massima serie, della ripartenza dalla serie C, del ritorno in A.

56 anni, ieri dopo una sessione di allenamento in palestra ha accusato un malore, al ritorno a casa. Un infarto fulminante ha reso vano l'intervento dell'ambulanza.

A lui ci legano moltissimi ricordi. Lo abbiamo visto in campo e a bordo campo decine di volte, e almeno altrettante abbiamo parlato confidenzialmente con lui. Di palla ovale, ovviamente.

Ciao, Aldo

 

Il nostro ricordo dell'eminente giornalista catanese


Ci risulta difficile, molto difficile scrivere queste righe.

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La scomparsa di Aldo Forbice, occorsa stamattina, ci colpisce molto a fondo. È stato, e sarà per sempre, un punto di riferimento, un ispiratore, un amico vero e solidale per il creatore e Direttore di questa testata.

Libero e controcorrente, uomo schietto e giornalista dalla schiena dritta, non amava i mezzi termini. E per questo lo si amava o lo si odiava.

Entrato ogni sera nelle case e nelle auto degli italiani per oltre quindici anni con la trasmissione radiofonica Zapping, univa informazione e dibattito, azione e riflessione, campagne umanitarie e versi.

Autore di volumi fondamentali (si pensi agli ancora attualissimi "I Faraoni. Come le mille caste del potere pubblico stanno dissanguando l'Italia", e "I bambini e la guerra. Immagini e riflessioni sul secondo conflitto mondiale e sulle guerre di oggi" con le fotografie di Ezio Costanzo), era anche un grande amante della poesia, e poeta egli stesso.

Una vera intitolazione per Franco Battiato


L'annuncio del Sindaco di Catania ha scatenato il dibattito: ecco la nostra proposta


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È da martedì 18 che si susseguono le manifestazioni di stima, i ricordi, gli omaggi a Franco Battiato. L'improvvisa notizia della scomparsa del poliedrico artista siciliano ha colpito, in maniera ampia e trasversale, gran parte degli italiani, e non solo.

Soprattutto in Sicilia, ove il cantautore, compositore, regista e pittore era nato nel 1945, forte è stata ed è l'emozione. Per consegnarlo alla memoria delle generazioni future, sono partite idee e proposte di vario genere.

Quasi immediato, appena 24 ore dopo, arriva l'annuncio del Sindaco di Catania, Salvo Pogliese: «Il Lungomare di Catania sarà intitolato a Franco Battiato». «Nel Lungomare verrà posizionata una grande immagine di Franco Battiato realizzata da artisti della street art - ha scritto su Facebook il primo cittadino catanese -  l’intitolazione del Lungomare al genio musicale siciliano, non modificherà i toponimi esistenti».

Vale a dire che il viale Ruggero di Lauria ed il viale Artale Alagona continueranno a chiamarsi così.

All'approvazione iniziale, sono seguite "controproposte", di cui la nostra testata, al ritorno alle pubblicazioni, intende farsi interprete.

Steve Martland è tornato in Sicilia


Pregevole serie di iniziative per far rivivere l'indimenticato compositore inglese

Steve Martland, di Liverpool. In Sicilia c'è stato più volte, in particolare quale "composer in residence" per EtnaFest, grazie agli sforzi di Gianni Morelembaum Gualberto e dei suoi collaboratori.
E Steve Martland in Sicilia è tornato in queste settimane, grazie ad una serie di pregevoli iniziative. Purtroppo, il ritorno è spirituale, artistico, in quanto Martland è prematuramente scomparso, nel 2013.
© R.H.Clarke - all rights reservedA Steve Martland è stato intitolato, lo scorso 12 maggio, l'auditorium dell'Istituto Musicale Pietro Vinci di Caltagirone, ottimamente diretto da Joe Schittino, punta di diamante della musica contemporanea europea di cui rappresenta uno dei "nomi pesanti" fra i nuovi compositori. La cerimonia, diretta con passione da una presentatrice d'eccezione come Ornella Giusto (già al lavoro con Mel Gibson e Giuseppe Tornatore), attrice, regista e poeta attualmente impegnata nel piccolo schermo nei panni di Rosalia Caffarelli in "In paradiso delle donne 3", è stata preceduta da una intensa conferenza a cui hanno preso parte David Horne (Head of Graduate School - Royal Northern College of Music, Manchester), Tom Sykes (Leader of BA in Popular Music, Liverpool City College of Arts), Marco Boldini (Console d'Italia a Liverpool), Gino Ioppolo (Sindaco di Caltagirone), Andrea Amici (didatta, direttore d'orchestra e compositore), il citato Direttore Joe Schittino, e Davide Sciacca, chitarrista molto noto nel Regno Unito (ha più volte suonato per la Royal Family al completo) ove è ricercatore al Royal Northern College of Music di Manchester. Intensa ed articolata la narrazione su Martland fatta da Horne e Sykes, che ne hanno sottolineato il viscerale anticonformismo ed impegno sociale, portando Martland ben oltre le definizioni di "minimalismo" ed "avanguardia". Un personaggio che incuteva quasi timore negli allievi, ha ricordato Sykes che di Martland fu prima studente e poi collaboratore, con la sua capigliatura punk, e l'abbigliamento fatto di tshirts, jeans ed anfibi. E capace, ha ricordato Horne, di esordire con un capolavoro come Babi Yar (località ucraina ove i nazisti massacrarono oltre 40.000 abitanti, prevalentemente di religione ebraica), proseguendo con una carriera fatta di capolavori musicali e di rapporti umani divenuti indissolubili ed inattaccabili nemmeno dalla morte fisica.

Al Cappellani Music Megastore il live di due chitarristi di prim'ordine

«Un viaggio musicale emozionante attraverso le più belle canzoni composte e cantate dal grande Domenico Modugno, riproposte in una nuova veste, in cui la maestria e la bellezza della sua voce riecheggiano attraverso le sei corde di una sola chitarra in una straordinaria
metamorfosi musicale tra amore e ironia»: così si presenta l'album "Una chitarra in frac" del concertista, compositore, autore e didatta pugliese Vito Nicola Paradiso, musicista che non necessita di presentazioni, essendo tra l'altro autore del bestseller "La chitarra volante", metodo di base più usato in Italia ed in altri paesi europei.
Ma, venerdì 29 marzo dalle 18, stavolta le corde non saranno "solo" 6: alla chitarra di Paradiso, per un atteso omaggio a Domenico Modugno, si aggiungerà quella di Salvatore Daniele Pidone. Tra i migliori interpreti della chitarra classica, il m° Pidone annovera nel suo curriculum numerosi tour mondiali (toccando Europa, nord e sud America e Sud Africa) oltre a collaborazioni con i più grandi nomi delle 6 corsi: oltre a quello dello stesso Paradiso, ecco Alirio Diaz, Senio Diaz, Eliot Fisk e Giulio Tampalini.
Location dell'evento, il Cappellani Music Megastore di via Lazzaretto 22 ad Acireale.

Al Sacro Cuore di Catania un corso ed un concerto in nome del più grande chitarrista

L'eredità del più grande. Trascorso quel tempo che è giusto e corretto attendere affinché la coscienza collettiva decanti, possiamo serenamente dire che non v'è stato e non v'è, ad oggi, miglior chitarrista classico di Alirio Diaz. Grandemente celebrato già in vita, il Maestro venezuelano ha trascorso, pur da grande esecutore globetrotter, significativa parte della sua vita, artistica e personale, in Italia, divenuta sua seconda patria. Ed in Italia vivono forti il suo seme e la sua eredità. Tenuto, infatti, da due dei principali allievi di Diaz è stato il co
ncerto tenuto lo scorso 9 marzo nell'Auditorium del Sacro Cuore in via Milano 47 a Catania. Emozioni in un concerto triplo (due esibizioni come solisti ed un gran finale in duo) tenuto dal catanese Salvatore Daniele Pidone e dal senese/venezuelano Senio Alirio Diaz, che di Alirio è anche figlio.
Non poteva esserci miglior climax, davanti ad un pubblico numeroso, qualificato ed attento, per la tre giorni al Sacro Cuore che ha visto il m° Senio Diaz impegnato, dall'8 al 10 marzo, in un prestigioso corso di chitarra classica che, per la nota attenzione e generosità del m° Diaz, è andato ben oltre il limitativo, seppur qualificante, concetto di "masterclass".



"Tiriti 'a porta": un'ottima occasione per conoscere il "Sale 'mbriacu"


Siamo al centro del Mediterraneo. Ed al centro di Catania, luogo di bellezze e contraddizioni. "Sale 'mbriacu" ti accoglie con la sua eleganza non esclusiva, con la sua ricercatezza che ti è subito familiare. L'occasione è doppiamente gustosa: si gusterà - in ogni senso - il viaggio, che dall'India passa per il medio oriente, approndando infine nel "Mare Nostrum".
Sui tavoli, le pietanze di una brigata di cucina giovane ma dalle idee chiare. Fra i tavoli, le parole e le note dei "Gipsy Eyes". Definire "Tiriti 'a porta" una "cena spettacolo" sarebbe riduttivo e fuorviante: l'operazione culturale che unisce gastronomia, tradizioni, racconti e musica è più completa, un'esperienza avvolgente. Il perno è il siciliano Giufà, simbolo della saggezza della stupidità, e dei suoi "cugini" che rappresentano l'evoluzione (ed il viaggio) del personaggio: il Guhâ indiano ed egiziano, che diventa il saggio mullah Nasreddin Hodja (tanto caro a Gurdjieff) in caucaso ed anatolia, per approdare in nordafrica come Djuha e Zha, senza dimenticare il Djoha sefardita: è forse questi il cugino più prossimo dello "sciocco" Giufà siciliano, sintesi della semplicità che fa sorridere e riflettere, figlio di una società rurale ma che sopravvive e resiste alla nevrotica compressione dei tempi contemporanei. Era certamente un "giufà" colui che proclamò la nudità del monarca, è un "giufà" la stecca nel coro degli ipocriti, dei complici, degli omertosi.




Incessante l'attività dell'associazione nata a Palermo e finalizzata a promuovere la cultura sanitaria

È una delle eccellenze del non profit "Made in Sicily": nata a Palermo e diffusa su tutto il territorio italiano, da Gorizia ad Agrigento, "Il Quadrifoglio Rosa" è un'associazione di volontariato che ha fatto della Prevenzione Sanitaria la propria mission.

Con metodiche multimodali, dai social networks alle rubriche in radio, passando per eventi ed incontri, e toni spesso giocosi, divertenti e coinvolgenti, gli attivisti del Quadrifoglio Rosa puntano dritto ad un risultato: "inculcare" la cultura sanitaria. «Le informazioni sulla prevenzione sanitaria, fortunatamente, si trovano facilmente ed i mezzi di maggior comunicazione si prodigano a sufficienza - ha affermato Giuseppe Imbornone, dirigente medico dell'Arnas di Palermo, fondatore e Presidente de "Il Quadrifoglio Rosa" - quello che manca invece è il saperla cogliere bene, nel tempo e nei modi giusti; bisogna che la prevenzione diventi insita nella nostra cultura!».





Il pubblico delle grandi occasioni, una location suggestiva, per la fusione tra grandi musiche ed ottimi musicisti



Vogliamo iniziare il racconto della serata del 29 dicembre al Castello Ursino di Catania dalla conclusione: applausi. Forti, lunghi, liberatori. Tanto da superare nettamente la linea di percezione che separa un plauso pieno ma pur sempre mosso da circostanza e cordialità, dal tributo voluto - e fortemente - per consenso, partecipazione, emozione. Minuti di applausi costanti (anzi: in crescendo) che hanno salutato la conclusione, prima del rituale - e quanto mai atteso e gradito - "bis", del concerto del Lydian Ensemble diretto da Andrea Amici.


I musicisti. Tra i nostri consueti metodi di valutazione, c'è l'attenzione agli sguardi dei performers. Non si è percepita l'esigenza, tra i professionisti coinvolti, di "controllare" visivamente i colleghi. Semmai, si sono accennati sguardi di intesa, finanche di complicità. Un interplay oliato che è esitato in un impasto sonoro fluido ed incisivo. Sorprendentemente, poca anche la necessità di seguire la pur impegnativa - vedremo dopo i motivi - e praticamente inedita partitura. Se fosse confermato, come abbiamo avuto modo di apprendere da indiscrezioni, che il tutto - per i molti impegni professionali dei musicisti - sia stato preparato con un numero particolarmente esiguo di prove, ciò darebbe la netta cifra del talento dei membri dell'ensemble che quella sera era al proprio esordio. E che, lo diciamo sin d'ora, merita assolutamente di essere rivisto in altre occasioni e locations nazionali ed internazionali.
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